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Il
Surfcasting
(letteralmente "lancio sull'onda")
è una modalità di pesca che si effettua dalla spiaggia, con canne capaci
di lanciare il complesso terminale (esca e piombo) a distanze
considerevoli dalla riva.
Questo tipo di pesca nasce nell'Oceano Atlantico ma è stata adattata con
successo alle nostre coste.
La disciplina del surf casting nella sua origine oceanica sfrutta
l'andamento delle maree, le quali possono produrre, nel loro alternarsi,
significative turbolenze sottomarine nei pressi della costa. Tali
turbolenze, sommovendo il fondale sabbioso con moto circolare, creano
una zona particolarmente ricca di cibo, dai microorganismi ad animali di
taglia maggiore (anellidi e granchi), i quali sono base
dell'alimentazione per i pesci 'grufolatori' e 'predatori', grandi e
piccoli. Una vera e propria catena alimentare.
Nella versione mediterranea del surf casting (effettuata per lo
più in Sardegna), le maree non sono sufficienti da sole a produrre tale
turbolenza: pertanto, ci si avvale dell'ausilio delle mareggiate
anemometriche; osservando il mare aperto in presenza di moto ondoso di
intensità apprezzabile, si noterà come le onde inizino a "gonfiarsi"
tutte nello stesso punto.
Quando la metà dell'altezza dell'onda è maggiore della profondità del
mare, quello è il punto in cui inizia il vomere delle onde sul fondo e
quindi, il deposito organico tipico del surf casting. I grossi
predatori, meta ambita più d'ogni altra in questa specialità, si
avventurano tra quei flutti in cerca del cibo, costituito dagli
organismi dissepolti o dai pesci-esca in pascolo sul settore.
È questo il motivo per cui l'esca deve essere lanciata in prossimità
dell'ultima linea dei frangenti verso il largo, generalmente attorno ai
100 o più metri dalla battigia (in relazione alla profondità della
spiaggia, talvolta anche a pochi metri dall'arenile, nel caso di fondali
digradanti rapidamente), ragione per cui l'attrezzatura da surf
casting è studiata per lanciare molto lontano.
Nel Mar Tirreno e Ligure, la stagione del surf casting va da Ottobre
ad Aprile, periodo durante il quale le mareggiate portano allo scoperto
gli organismi bentonici che costituiscono la base alimentare
accumulatasi durante l'estate. Ovvio che questo tipo di pesca non va in
vacanza negli altri mesi, anzi, per chi non ama il freddo invernale e
vuole comunque gratificarsi con belle prede, è l'ideale. Cambia però
l'attrezzatura da utilizzare. Si passa infatti da canne pesanti e fili
spessi, ad un utilizzo chiamiamolo "leggero" pur restando uguale nello
sostanza. Cambia anche il momento di pesca, cercando mare calmo
piuttosto che mare mosso. Avremo quindi stesse montature, stessi lanci,
stesse esche, stessi piombi, ma tutto ridimensionato. Si passa per
esempio da un trave 0.60 ad un 0.35 fluoro carbon. Da un filo in bobina
più spesso, a uno più fino, con lo shock-leader che ovviamente passerà
da uno 0.60 a uno 0.35. Gli ami e i fili non saranno quelli per le
spigole che tanto ci emozionano nei periodi invernali, ma saranno adatti
a prede come mormore, ombrine, saraghi e orate, non va dimenticato che è
sempre una questione personale dettata dalla propria esperienza e dal
luogo in cui si pesca. |